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DIARIO ESSENZIALE

CON LA MISSIONE 8888 di Luigi Gentilini in TANZANIA SI CHIUDE LA FASE PREPARATORIA del "PROGETTO F M H" (Floating Mobile Hospital) e INIZIA QUELLA OPERATIVA

L’ missione, che chiamerò 8888, inizia giovedì, alhamisi (in kisswahili) con trasferimento all’aeroporto di Roma-Fiumicino da dove parto venerdì jumaa 8, 8, 2008 (da qui la coincidenza dei quattro 8). Decollo alle 01,25 per Dar es Salaam (DAR) con l’Etiopian air. Arrivo ad Addis Abeba alle 08,15, cambio vettore, riparto alle 10,15 per la Tanzania ove arrivo alle 12,55. A DAR trovo caldo e un gran sole, i tanti soliti profumi, i colori africani sgargianti, le tracce di un piovasco recente e una comitiva capeggiata da Jerome. Ritiro rapidamente i bagagli e, come prassi, confermo il volo, fra due giorni, per Mwanza con la conpagnia locale Precision air partner della Swiss.. Quindi ci rechiamo rapidamente a Kurasini per un boccone, scambiarci tante notizie e definire l’agenda dei contatti che mi aspettano. Mi chiama subito il carabiniere Giuseppe Montieri, addetto alla sicurezza dell’Ambasciata Italiana che fin dalla prima missione in questa terra mi assiste con competenza. Questa volta con il sostegno della premurosa Bruna e del forte Daniele. Mi aiuterà a disimpegnarmi tra i passaggi burocratici dalla registrazione di MED e MED in Tanzania. Questo passaggio è finalizzato alla realizzazione del progetto FMH. Preparato in Italia è stato ben accolto nei territori dei laghi della Rift Valley durante la missione di marzo. FMH è in gestazione da dodici mesi. Vedrà la luce, spero con parto spontaneo, venerdì 3 ottobre nella Sala della Pace di Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma.

La mattina di Sabato jumamosi 9 trascorre controllando accuratamente i documenti da presentare per la registrazione. Nel pomeriggio incontro una folta rappresentanza della comunità italiana che vive a DAR. Giuseppe mi presenta tutti e a loro, oltre alle mie generalità, illustra sinteticamente lo scopo della mia visita. Lascia poi a me di scendere nei particolari e illustrare il progetto del compatto Ospedale Galleggiante e Mobile sui grandi laghi africani della Rift Valley. Per cui il nome e il marchio depositato di FMH (Floating Mobile Hospital) La maggior parte si mostra entusiasta, alcuni sono più scettici o realisti, ma tutti concordano trattarsi di un progetto impegnativo, affascinante e utile. Sono inseganti e addetti all’ambasciata, tra questi il Segretario Generale, la responsabile commerciale e l’archivista, figlio di un italiano e di una somala. E’ nato a Mogadiscio nel ’55 ove è rimasto fino al ’72 per rientrare in Italia. E tanti altri dalle caratteristiche fisiche più varie, dalle storie più complesse, ma tutti seri professionisti italiani.

Domenica – Jumapili 10, dopo la Messa vado con Jerome all’aeroporto per partire per Mwanza. All’arrivo, dopo poco più di un’ora, trovo ad aspettarmi Airin e Faustin in rappresentanza dei sostenitori locali del progetto FMH. Dopo un breve passaggio dove alloggerò i due, in attesa che Renatus mi contatti, mi accompagnano a visitare una spiaggia tutta erbosa, quasi in piena città appena a est, ove tanti ragazzi fanno il bagno nel lago Vittoria, tranquillamente. Mi hanno “riservato” questa sorpresa per dimostrarmi che vi sono le premesse per bagnarsi senza timore nelle acque dolcissime del lago Vittoria “infestate”, dicono le notizie ufficiali, dalla bilharzia. A me lasciano il compito e il “gusto“ di risolvere il “giallo” sulla impraticabilità alla balneazione e di scoprire se nell’allarme che circola c’é fatalismo, incoscienza, sabotaggio, terrorismo o la solita speculazione delle multinazioneli del farmaco.

Intanto Renatus mi chiama al telefono, sta rientrando da una riunione che aveva programmato da tempo fuori città a Shinyanga, mi conferma di avermi preparato i piani e gli incontri nell’isola di Ukerewe e Nansio, il villaggio capoluogo. Sul tardi, appena Reanatus arriva, mi raggiunge dove alloggio e subito ci scambiamo cordialità e informazioni. Quindi ci rechiamo in un fresco locale sul lago ove incontriamo per caso (!?) il suo amico Valentin nativo di Nansio, che mi accompagnerà l’indomani lunedì a Ukerewe. Durante la chiaccherata capisco che Renatus mi ha trovato un’ottima guida e che mi ha predisposto tutti gli incontri e i luoghi da visitare durante le ventiquattrore da trascorrere sull’isola tra le prime ore di lunedi pomeriggio e martedi nel pomeriggio inoltrato. Valentin si dimostra subito molto cordiale e “preparato”, ama il vino bianco, ma che sia freschissimo. Valentin dice di conosce buona parte degli abitanti, ma soprattutto le autorità che mi possono interessare. Dopo cena faccio con Renatus il punto dell’ ormai “nostro” progetto (sarà lui il Soggetto di riferimento sul lago). Mi assicura che farà di tutto per troversi a Roma per quella occasione.

L’indomani lunedì – jumatatu 11 la matttina vado con Gabriel e Joseph a prendere contatti per un appuntamento con il Direttore dell’Istituto di Scienze Mediche che opera a Mwanza e che ha compiti organizzativi su tutto il territorio del lago. Avendogli detto che sono di partenza per Ukerewe mi offre la possibilità di un incontro ravvicinato e ampio per mercoledì pomeriggio, Accetto volentieri perchè l’ho sentito interessato al progetto e Renatus mi dice un gran bene di lui. Andiamo quindi a fare i biglietti e alle 12 l’imbarco e, poco dopo, la partenza. All’inizio il lago è calmo, ma poco fuori di Mwanza comincia ad alzarsi e sucuramente arriva fino a forza tre o quattro, le riprese che riesco a fare spero che lo possano dimostrare. Valentin sopporta eroicamente, ma con quache difficoltà e mi racconta, fra un rigurcito e l’altro, che al centro del lago, dove ci stiamo dirigendo, le barche vengono letteralmente inghiottite con gli equipaggi anche quando tutti indossano i salvagenti. Mi pare che sia “fifa” vera. Arriviamo a Nansio, il capoluogo, che si trova al fondo di una insenatura piena di verde, alberi e fiori. Appena sceso dal traghetto mi pare subito di vedere la terra più rossa e lussurreggiante che io abbia mai visto. Mi dicono che sia così e per questo si sentono tutti molto orgogliosi.

L’ isola, grande quanto due volte la nostra Elba, conta circa 150.000 abitanti e un numero imprecisato di isole abitate, Ukara a nord é la più grande. Ve ne sono più piccole abitate o no, islotti e veri scogli satelliti per un totale di venticinque. Noto subito enormi allevamenti di bestiame, bovino e caprino, che in buona parte esportano sulla terraferma. Gli allevamenti sono resi agevoli dalle ampie pianure e vallate piene di vegetazione erbosa e boscosa.

Andiamo a trovare il Parroco del capoluogo, sull’isola sono quasi tutti cattolici. Di nome fa Andreu, ci riceve amabilmente, ci offre un gradevole spuntino, mi fa fare una breve visita nella sua dignitosissima chiesa e quindi mi incammino, accompagnato dal fido Valentin, agli incontri con i sanitari. Ci rechiamo a incontrare il il Dottor Nyakiriroto Museleta Direttore Sanitario del Nansio District Hospital , il pricipale Ospedale dell’isola che si trova al centro della città. Mi riceve cordialmente, mi fa fare un giro accurato, hanno duecento posti letto, di solito quelli occupati sono dai 160 ai 180. Le patologie sono le più varie. Dopo l’illustrazione e la presentazione del volume in A5 di FMH preparato de Domenico e Francesco pare molto interessato al progetto. Mi assicura la collaborazione a patto che nel “giro” del lago Vittoria, in territorio della Tanzania, sia prevista una tappa anche a Nansio. Potrebbero essere soddisfatte le aspettative, non solo degli abitanti e dei sanitari del capoluogo, ma anche della popolosa Ukara poco a nord e delle numerose piccole e isole vicine. Quindi ci accompagna alla visita del Dispensario più grande appena fuori Nansio, abbastanza ben attrezzato, ove trovo il Direttore Sanitario Karlos Kisito e tutto il suo piccolo staff . Hanno pure un impianto a pannelli solari, donato due anni prima, ma mai funzionante perchè le batterie destinate alla carica sono completamente inagibili. Mi confessa che preferisce continuare a produrre energia con il generatore che viene messo in funzione nelle tre fatidiche ore, dalle 19 alle 22, come in quasi tutti i territori periferici di questo immeno Paese. Gli illustro il progetto del Floatigng Mobile Hospital. Non pare molto convinto, a ragione, forse dopo l’amara esperienza dei pannelli solari Dopo una giornata piena e intensissima ci concediamo un po’ di riposo in un luogo verdissimo in riva al lago. Mentre gli altri si bevono bibite dai marchi ben noti io mi gusto una fresca noce di cocco appena colta. Affiniamo i programmi di visita ai villaggi, ai dispensari e alle località più caratteristiche dell’ isola per la giornata di domani prima di far rientro a Mwanza. Valentin già sta pensando al lago e si augura che sia più calmo dell’andata. Cena frugale, ma completa e gustosa a casa del Parroco e poi a dormire in un albergo nuovo di zecca, pieno di verde, ma dalle soluzioni architettoniche poco azzeccate. Le grandi finestre delle stanze, tutte al piano terra, danno verso il cortile frequentatissimo o i corridoi di passaggio e le porte di legno massiccio, intruppano su sanitari e armadi. Il tutto profuma di nuovo e di tanta buona volontà. Il letto é comodissimo.

La mattina di martedì 12 jumanne sveglia prestissimo, brevissima Messa e alla fine Andreus mi commuove citandomi ai numerosi fedeli presenti e augurando il successo per FMH. Subito dopo un lungo caffè caldo, pane e marmellate locali e via tra dispensari, villaggi di pescatori e alla piccola penisola che degrada difronte alla regione di Mara e Musoma (vecchia conoscienza) Fino al 1880, mi raccontano i locali, Ukerewe era collegata con la terraferma. L’istmo venne tagliato e Ukerewe divenne un’isola astificiale. Il canale, creato in breve tempo dalle tribù che si rifugiarono sull’isola per difendersi da quelle nemiche.

Rappresentò una valida soluzione difensiva. Mentre le altre tribù rimasero così padrone dei territori sulla terraferma nella regione di Mara. Incontro e vedo di tutto, annoto e registro il più possibile, ma ci sarebbe da stare lì una vita! Il pomeriggio l’imbarco e il rientro a Mwanza con lago calmissimo, per la gioia di Valentin. Mentre mi allontano dall’isola penso a quanto ci sia da fare per le popolazioni e quanto avrò da lavorare una volta che il programma di FMH sarà avviato. Visto le condizioni favorevoli del lago mi è possibile intrattenermi con Valentin e Adamo il Comandante del Burigi, copia minore dell’altro traghetto Serengheti che presi con Domenico nel marzo scorso quando ci eravamo recati da Mwanza a Bukoba nel corso della 7° missione. Adamo é un giovane esperto di traghetti, del lago, degli approdi, delle insidie e della vita che vi ruota attorno. E’ disponibile a darmi consigli e a provare a calcolare i tempi di percorrenza del catamarano “Kushirykishana” di FMH tra i quattro porti del lago Vittoria prescelti come base per le attività socio – sanitarie, medico-chirurgiche di supporto e di formazione.

Avevo già in gran parte individuati e stabiliti assieme alle autorità sanitarie delle regioni e del “coordinamento” delle attività sanitarie sul lago Vittoria nel corso della 7° missione di marzo.

Prevedendo una velocità media di 10 - 12 nodi per FMH questa potrebbe essere la tabella e il calendario delle attività sanitarie previste nel corso di ogni mese formuliamo questo esmpio di schema.

1) Prima settimana a Musoma (regione di Mara) est confine Kenya.

Si salpa da Musoma con direzione Ukerewe e Nansio per 100 miglia passando difronte a Mugango, Bukima, Kisoria sulla terraferma, si attraversa il canale (artificiale) di Rugezi, estrema punta a est di Ukerewe, si doppia il capo di Namatembe e si entra nel ben protetto golfo di Nansio. Occorrono circa dieci, undici ore da Musoma.

2) Seconda settimana a Ukerewe – Nansio l’isola maggiore del lago

da Ukerewe - Nansio con direzione Mwanza il percorso é di 35 miglia, quasi diretto, occorrono tre ore, meno se il vento é a favore.

3) Terza settimana a Mwanza la città capolugo del lago

da Mwanza con direzione Bukoba le miglia sono 120 e il percorso potrebbe essere diretto o prevedere una sosta nel porto di Muleba che si trova a circa 20 migla a sud di Bukoba i tempi tra le 11 – 15 ore.

4) Quarta settimana Bukoba (regione Kagera) a ovest confine Uganda

da Bukoba a Ukerewe – Nansio con un percorso da ovest verso est, si attraversa un territorio di lago affollato di isole tra le quali le più popolate sono: Bumbire, Kerebe e Goziba leggermente più a nord della rotta diretta per un totale di 100 miglia e 10 - 12 ore.

Una volta a regime l’attività di FMH dovrà prevedere una sosta più lunga a Mwanza (di due o tre giorni ogni mese) per espletare le pratiche routinarie o eccezionali di manutenzione, bonifica e sterilizzazione; dell’approvvigionamento dei rifornimenti di materiale sanitario, viveri, acqua e carburante e degli avvicendamenti del personale sanitario e navigante con relative consegne. Il personale dovrà provenire prevalentemente dalle forze lavoro locali addestrate sul posto e in parte da MED e MED e Associazioni non governative che vorranno cooperare con FMH. Con la formula del KUSHIRYKISHANA e KUKUA PAMOGIA. “COOPERAZIONE e CRESCERE ASSIEME”

La sera a Mwanza con Valentin, Renatus e Faustin faccio il punto sui tanti e interessanti incontri realizzati, sui paesaggi osservati e le strutture visitate. La conclusione è che l’isola sia un po’più arretrata nelle infrastrutture della terraferma, possiede presidi sanitari, alcuni efficenti, ma molti sono fatiscenti e affidati a personale in genere volenteroso, ma poco sostenuto dalle autorità sanitarie regionali e nazionali. La mia impressione viene avvallata dai miei interlocutori che mi confermano essere in corso operazioni e tentativi di rilancio. Faccio presente l’ipotesi del calendario operativo che ho abbozzato durante il viaggio e trovo da parte loro un cordiale e un generico consenso di massima. Qundi ci apprestiamo a fare il programma per l’indomani che sarà piuttosto intenso: prima andrò visitare fuori Mwanza il Dispensario di Buhingo che avevo già visto nel marzo scorso trovandolo notevolente danneggiato dal tornado di quattro mesi prima.

Mercoledì 13 jumatanu. La mattina, dopo una breve, ma sostanziosa colazione di corsa a Buhingo che sta quasi a due ore da Mwanza, guida Sister Gabriel. Arriviamo alle 10. Accoglienza calorosa da parte del poco personale laico sanitario presente e delle suore tutte molto premurose, professionali ed umane, vere volontarie. I lavori di ricostruzione sono in fase avanzata rispetto a marzo, ma non si vede ancora chiara la fine.

La struttura non è ancora completamente operativa, ma indubbiamente di più che a marzo. C’é qualche malato ricoverato, prevalentemente per malaria e sue complicanze specialmente polmonari. Vi sono pure tre bambini con sintomi gastroenterici e quindi malnutriti. Ora possono essere seguiti meglio in una stuttura più sicura e ricevere due pasti caldi. Faccio un giro tra i malati, le suore mi chiedono consigli, qualche consulto, mi chiedono l’invio di medicinali, alimenti e vitamine che quelle che hanno non bastano mai. Alle 12 un boccone veloce e da bere tanto e di tutto perchè il caldo dell’interno si fa sentire più di quello del lago. La grande estensione delle acque contribuisce a mitigare in parte la temperatura. Poco prima dell’una ci rimettiamo in macchina rapidamente perchè dovrò essere a Mwanza per incontrarmi con il Direttore dell’Istituto di Ricerca Medica il dottor John Chamgamcha.

Alle 15 mi incontro con Joseph, l’ uomo di fiducia di Renatus, che mi accompagna all’appuntamento. L’incontro é subito molto cordiale. Il Direttore era già a conoscenza del progetto di FMH e vuole essere informato nei particolari, Continua ad avere molto successo il volume in formato A 4 e A 5 preparato da Ettore, Domenico e Francesco. Osserva attentamente la locandina in inglese e italiano (opera di Isabella) che anuncia l’evento del 3 ottobre. Il contenuto e gli argomenti proposti richiamano molto la sua attenzione e dopo avermi fatto alcune domande sulla organizzazione e trovandomi, a suo dire, preparato e motivato mi fa la proposta di organizzare lo stesso evento, con gli stessi relattori italiani ed altri tanzani da lui coordinati. Mi mostro subito molto interessato . Non mi faccio sfuggire l’offerta e quindi lascio a lui di decidere data e sade. La sede sarà senza dubbio Dar es Salaam, il periodo tra febbraio o marzo quando si presume che i lavori di allestimento di FMH siano avviati. Ci scambiamo tutti i recapiti e ci congediamo dopo una bevanda fresca e tante foto ricordo a testimonianza del gradimento e del buon esito dell’incontro, La sera sono ospite a cena con Renatus e Faustin, Lo informo della “volata” fatta la mattina a Buhingo e il rammarico di non essermi potuto incontrare con Martin van de Ven il superiore dei “White Fathers” che avevo incontrato piacevolmente la volta scorsa. Mi soffermo quindi sulle impressioni che ho tratto dall’incontro avuto con il Direttore John Chamgamcha e dalle proposte che mi ha fatto. Renatus le condivide in pieno e si raccomanda di tenerlo sotto pressione perchè sarà il più importante interlocutore scientifico ed operativo sul lago. Poi Renatus mi parla della sua famiglia che vive a Sengerema, dei tanti fratelli e delle due mogli del padre. Renatus é molto legato alla madre sessantacinquenne e alla nonna ottantaseinne che fu una delle prime donne a convertirsi al Cattolicesimo e a volere studiare. Fu lei ad insegnagli a leggere e scrivere quando aveva appena cinque anni, perciò 42 anni fa. La mamma si chiama Mamarita e la nonna Katharina. Mentre Faustin, originario di Geita dove abita la sua famiglia e la madre con fratelli e sorelle, mi dice che andremo a trovarli e andremo pure ad incontrare il Vescovo Damian Dalla un vero Signore della zona

Giovedì 14 alhamisi sveglia prima dell’alba, mi viene a prendere Faustin Chapa, facciamo rapidamente il pieno e ci avviamo a percorrere circa 400 kilometri, tra andata e ritorno, Poco fuori Mwanza ci imbarchiamo su un traghetto, nuovo di zecca, che ci permetterà di accorciare il nostro viaggio. Attraversiamo uno stretto braccio di lago che si incunea tra Mwanza, Sengerema e Geita creando una sorta di cortocircuito per evitare un giro lungo almeno due ore.

Alle 9,30 siamo a Sangerema decidiamo di proseguiamo per Geita ove arriviamo alle 10,30. Ci dirigiamo verso la casa paterna di Faustin. Troviamo la madre Felica con figli, fratelli e sorelle di Faustin e un numero imprecisato di nipoti. E’ una capanna dignitosa con un piccolo cortile ben ombreggiato da un grande ficus secolare. Mi preparano una colazione molto gustosa a base di chai (the) zuccherato, biscottini, fette di pane e margarina, bevo e assaggio di tutto rendendo tutti ben disposti e sorridenti il tutto purtroppo rapidamente. Facciamo una visita all’Ospedale Regional District ove mi incotro con il direttore il Dottor Laurence Gamma al quale cerco e vi riesco di parlargli di FMH e della missione 8888 in corso per contattare altri futuri possibili collaboratori. Quindi vado all’incontro del vescovo Damian Dalla. Sto con lui a lungo, mi è simpaticissimo forse perchè molto curioso. Gli presento il progetto di FMH che apprezza molto e mi dice di averne già sentito parlare in modo entusiata del vescovo Nestor di Bukoba suo vicino. Mi sembra quasi che mi voglia far capire che l’altro presentasse l’idea di un battello ospedale galleggiante quasi fosse farina del suo sacco, ma poi ha frenato la piccola “innocente” malignità. Mi presenta le mappe, mi fa vedere che la città di Geita non sta sul lago, ma la sua diocesi sì, tanti villaggi si trovano sul lago e sono lontani da Ospedali e Dispensari per cui si gioverebbero di FMH. Gli dico che, almeno all’inizio, non sono previste tappe nella sua diocesi, ma in tempi successivi non è escluso. Ma Lui mi tranquillizza dicendomi che i suoi concittadini, a seconda di dove sarà attraccato FMH, in caso di necessità, potranno recarsi verso Mwanza o Bukoba. Mi porta successivamente a visitare la nuova Cattedrale in costruzione, lui ne è particolarmente orgoglioso ed entusiasta. Ha ragione di esserlo in quanto si presenta come un’opera maestosa. Saliamo sul campanile appena finito contrariamente ad altre parti in ritardo. Al punto più alto mi trovo a 25 m. Si gode uno splendido panorama del villaggio-città di Geita e dintorni montuosi e collinari molto verdi. Mi soffermo per ammirare dall’alto la piccola pulitissima cittadina e ne apprezzo il brulicare delle persone sulle strade. Alcune si muovono frettolosamente, la maggior parte con i tempi scanditi dagli scarsi impegni e brevi percorsi necessari a passare in Africa il tempo della vita. Damian, che mi ha preceduto nella salita, mi indica all’orizzonte la direzione del lago e quella di Mwanza, mentre l’antica e la nuova Shinyanga, altra impostante città, si trova leggermente a sud est a circa 300 kilometri, a metà strada con il grande centro abitato di Tabora, all’interno della Tanzania, ove esiete ancora la casa abitata da Livingstone. Siamo a pranzo con il Vescovo. Ci offre un raffinato, gustoso e veloce pasto perchè ci dobbiamo rimettere subito in macchina

Alle 15 siamo a Sangerema, vado a trovare Mamarita, la mamma di Renatus e l’anziana nonna di 86 anni, lucidissima, Katharina e le tante sorelle e nipoti. Mi hanno preparato uno spuntino a base di patate dolci, noccioline e bibite. Non posso rifiutare per non dispiacere, ma il pasto di Damian era stato proprio abbondante. Quindi mi reco all’Ospedale regionale a gestione in parte regionale e religiosa. Mi incontro a lungo con il Medico in Charge che è una olandese piccolina e magrolina, tanto grandicella di età quanto di vivacità. Tiene a bada tutti, ha occhietti brillanti e andatura quasi saltellante. Si chiama Mariejose Voeten. Anche a lei illustro il progetto di FMH pare interessata Nel frattempo arriva una sua giovane assistente, alta e robusta, pure Olandese, fisicamente il suo opposto, ma altrettanto vivace. Dopo un serrato colloquio con le due colleghe mi forniscono tutti i loro recapiti sperando che FMH possa divenire presto un valido sostegno alle attività umanitarie e sanitarie tra quella gente. Mariejose vive lì da 25 anni, mentre la giovane Antuanette è lì da tre, non sempre continuativi. Rientriamo quindi a Mwanza ove arrivamo molto tardi trovando appena poche cose da mangiare, qualche avanzo. Per fortuna che il pasto con il Vescovo Damian e lo spuntino di patate con Mamarita avevano colmato abbondantemente la richiesta calorica della giornata seppur molto movimentata come quasi tutte.

Venerdi 15 jumaa. Rifinitura dei contatti. Lunga chiaccherata con sister Levina la giovane direttrice di San Dominic la moderna struttura attrezzata ad alloggi e convegni. Conosciuta appena la volta scorsa, meglio questa. E’ molto ottimista per FMH e spera e mi augura di poterci incontrare presto con il gruppo di lavoro di MEDeMED. Facciamo una ipotesi per i primi di dicembre come prevede la tabella di marcia del programma di FMH. Mi dice anche di volerci ospitare nella struttura per eventuali convegni quando FMH sarà in fase di allestimento. Gustaf e Gabriel mi accompagnamo all’areoporto da dove puntuale parto alle 12 e alle 13 sono a DAR ove c’é ad aspettarmi Jerome che mi informa della pratiche di registrazione. La sera sono a cena con Giuseppe e Bruna e così ho modo di capire meglio i tempi e i modi per la registrazione di MED e MED in Tanzania e le difficoltà incontrate come la necessità di tradurre alcuni documenti che avevo portato dall’Italia.

Sabato 16 jumamosi lo trascorro tra Kurasini e le carte che nel frattempo Jerome ha presentato all’ufficio delle organizzazioni non governative NGO durante la mia permanenza a Mwanza per una più approfondita lettura. La ricerca dei cavilli, le interpretazioni di ogni parola e la soluzione di ogni dubbio e difficoltà ci prende moolto tempo, ma con il supporto degli uffici competenti dell’Ambasciata e con l’aiuto dell’Ambasciata e di Montieri riesco a correggere, rifinire e tradurre alcuni documenti. Sto cominciando a pensare di essere sulla via giusta.

La mattina arriva a Kurasini un Padre Benedettino dagli USA e precisamente dalla Luisiana “Father Robert” che sta aspettando con ansia un suo amico e il figlio che stanno venendo dalla California.

Nel pomeriggio mi intrattengo nell’internet point di Kurasini con Francis per informarlo che dovrà sostenere Jerome una volta che MEDeMED sarà registrata in Tanzania. Intanto fervono gli ultimi preparativi dei CD musicali incisi da Alcuin e preparati per Hanga che dovremo portare.

Arrivano finalmente nel pomeriggio gli americani. Hanno dovuto cambiare molti aerei per arrivare. Sono molto cordiali e pieni di valigie. Ci presentiamo, grandi strette di mano, mezzi abbracci e grandi pacche sulle spalle. Domani dovremo partire assieme per Hanga.

Domenica 17 jumapili Messa alle 06,30 e partenza subito dopo colazione con i tre americani e con Kizito alla guida. Destinazione il Parco Nazionale di Mikumi sulla strada per Iringa e Songea ed infine Hanga. Breve tappa a Morogoro e quindi ci dirigiamo verso Mikumi.

Andiamo ad alloggiare in una locanda di nome “Gemini” poco fuori dal parco. Breve spuntino, perchè è passata da poco l’ ora di pranzo e subito dentro al parco. Per il piacere degli ospiti americani in quanto io vi ero passato in altre occasioni. Mi permetto di suggerire il percorso che porta al lago degli ippopotami, delle cicogne e dei coccodrilli. La guida di nome Mail con un cordiale sorriso approva e ci avviamo. Come al solito riusciamo a vedere una infinità di animali, meno che la scimmie. Ma son sicuro che le troveremo lungo la strada pricipale, appena fuori dal parco, ed è così, ma questa volta in un numero veramente eccezionale e di tutte le età e misure. Sul percorso che ci siamo dati vediamo numerosi branchi di animali, giraffe, zebre, antilopi, bufalie e piccoli e maestosi elefanti. La sera ceniamo all’aperto nel cortile del Gemini, fa fresco e questo contribuisce a stimolare l’appetito. A notte quasi fonda, dopo una fitta conversazione, andiamo a dormire perchè l’indomani dovremo partire presto per un lungo percorso di circa dodici ore per Hanga.

Lundì 18 jumatatu Partenza prestissimo per Iringa, Makambako, Njombe, Songea ed Hanga. Lunga è la strada, tutta in salita e a tratti con fondo molto irregolare e a tornanti. Cerchiamo di guadagnare kilometri. Ci fermiamo per una spuntino nelle vicinanze di Njombe nel mentre passa di gran carriera un grosso fuoristrada bianco che si ferma “inchiodando”. Scende un robusto prelato tutto di bianco e coppola di vescovo, ma di foggia inusuale. (Ci dirà poco dopo essere quella indossata dai vescovi etiopici e che a lui é stata regalata). Viene incontro molto cordialmente, ma appena mi vede mi apostrofa con le parole che Stanley usò per Livingstone: “Penso Lei sia il dottor Gentilini......”. Tutti rimaniamo allibiti. Poi prosegue quasi di mi volesse investire, cordialmente, con un fiume di parole. “Noi dovremo parlare del progetto di FMH, mi piace troppo, me ne ha parlato l’Abate Alcuin. Dopo si intrattiene anche con gli altri viaggiatori.

Ad Hanga. Fervono i preparativi per la festa del 20 il gran Giubleo dei 50 anni. Arriviamo poco prima di cena, giusto il tempo per prendere possesso della stanza, e andare a cena In sala, prima di prendere posto, ho fatto l’incontro con due volontarie italiane di Bergamo e Milano, Barbara e Andreina che dedicano le loro ferie tra i bambini degli orfanotrofi per cercare di far migliorare le condizioni dei piccoli. Si danno un gran da fare, ma spesso i loro insegnamenti e le loro raccomanazioni vengono seguite per un po’ di tempo, alle volte per tempi lunghi, ma sempre purtroppo a termine. Malgrado tutto non mollano. Poco dopo, prima di andare a tavola, arrivano due veterinarie di Firenze appena laureate. Sono Serena e Claudia anche loro molto intraprendenti nel loro lavoro, la seconda è anche un’ottima fotografa. Collaborano con un vicino grande allevamento di bestiame ovino e bovino. Visitano e vaccinano gli animali e danno consigli sul modo di organizzare la prevenzione delle malattie più diffuse e la cura di quelle che vengono diagnosticate. Curano e raccomandano molto l’igene e le modalità della macellazione spesso approssimativa. L’Abbate Thadei Mhagama, il Padrone di casa, mi invita al tavolo centrale proprio sotto il ritratto di Nyerere. Sono seduto fra la superiora Sister Alfonsina e l’Abbate dell’Abbazia di Nvimwa (vicino al lago Tanganyka ), mentre un posto più in là c’è Thadei, il Padre americano e gli altri due suoi amici ricchissimi. Alcuin è l’organizzatore e il regista del Giubileo, fa il riservato e modesto, ma nemmeno tanto. A fine cena Alcuin traccia una sintesi della storia dell’Abbazia e dei preparativi, ma soprattutto il programma della giornata della vigilia destinata alle rifiniture degli allestimenti e della giornata del 20 dall’agenda fittissima e ricchissima di avvenimenti di ogni genere da quelli sacri a quelli profani. Mi cita carinamente iniziando dalle mie origini quasi somale ed africane ed

Elencando i miei titoli accademici e il contributo di medico volontario che afforto da anni molto del mio tempo alle popolazioni della Tanzania.

Quando finisce prendo la parola, saluto tutti, sister, frati, padri, vescovi e abbati e rispondo alle parole di benvenuto che mi sono state rivolte e parlo anche a nome della piccola e attiva comunità di italiani presenti. Quindi metto in evidenza le capacità umane e organizzative di Alcuin .

Martedi 19 jumanne Messa prestissimo, colazione abbondante e giro per l’Abbazia. Stanno allestendo una gran Chiesa all’aperto. Intanto ad una estremità del territorio fervono i preparativi dei tanti cori che accompagneranno le cerimonie. Cantano melodie tipiche tanzaniane, ma anche canti gregoriani adattati ai loro costumi. La maggior parte dei canti religiosi sono accompagnati da passi di danza. C’è tutto un gran movimento operoso. Decine e decine di persone sono in fermento per i preparativi. Chi si arrampica su impalcature, chi inchioda in alto per allestire le coperture, chi spazza e chi taglia l’erba, chi sistema gli addobbi. Mi trovo da fare e così aiuto nei preparativi appendendo stoffe coloratissime e vivaci assieme ai frati, tantissimi, e i molti civili volontari. Intanto i complessi musicali si esercitano a provare e riprovare i “pezzi” mentre i musicisti infuocano pianole, tromboni, tamburi di ogni misura, maracas e uno strano strumento fatto con una infinità di tappi di metallo delle bibite!

Nel pomeriggio Leonard, l’attivissimo amministratore dell’Abbazia, mi accompagna alla torre dell’acqua (alta circa 30 metri) da dove si gode un favoloso panorama su Hanga, sull’immensa Abbazia e sul centro abitato vicino. Si può vedere anche la striscia di terra rossa, la strada per Songea e il bacino (tra una fitta vegetazione) del grande fiume Ruwuma che segna il confine tra Tanzania e Mozambico. Si scorge anche il bacino del laghetto che fornisce acqua e pesce ad Hanhga con una suggestiva costruzione su palafitte proprio al centro. Prima dell’ora di cena assisto a danze sfrenate “molto allegoriche” di sole femmine, di soli maschi e di femmine e maschi assieme. Tutte con chiare allogorie di scene d’amore e di passione, di tradimenti e riappacificazione, di tante violenza e di dolcezze. Tutte simulate da chiari oggetti allegorici con buona pace del pubblico che apprezza, fatto da laici, religiosi e bambini.

Questo tranbusto dura fino a notte fonda e ci fa dimenticare a tutti di cenare. Ma in compenso nessuno si dimentica di bere tante fresche Serengheti, Safari o Kilimanjaro (birre locali) in gran quantità, succhi di frutta di ogni tipo e bevande dai colori, sapori e profumi imprecisati che, una volta fresche, vanno giù senza tanti interrogativi. Mha! ?

Mercoledi 20 jumatanu alle 6 mi alzo, la luce delle stelle sta cedendo a quella del sole. I suoni e i canti della natura, il profumo della terra rossa bagnata da una pioggerellina notturna conciglierebbero il sonno. Ma impegni e gli amici aiutano il risveglio. Alle 6,30 uno spuntino veloce e dopo andiamo tutti all’appuntamento con gli ultimi allestimenti della grande Chiesa all’aperto e l’ultima sudata tra simpatici commenti e lazzi. Alle 10 andiamo tutti a darci una rinfrescata, cambiarci e indossare abiti più adatti alla carimonia che sta per iniziare per celebrare il giubileo dei 50 anni di fondazione dell’Abbazia africana di Hanga. Si respira un clima festoso molto sobrio in armonia con un luogo dove la sacralità si palpa con mano e i rapporti umani sono schietti e trasparenti come si addice alle regole ferree della disciplina benedettina che si sintetizza con la formula: “ORA ET LABORA” e “SALA NAKASI ” in lingua kissuhaili. Alle 10, 30 iniziano le cerimonie religiose alla presenza del Cardinale tanzaniano venuto da DAR, dell’Abbate primate benedettino venuto da Roma e delle tante autorità religiose, civili e militari della regione di Ruwuma e di quelle vicine. Ma c’è soprattutto tantissima gente venuta con tutti i mezzi, moltissimi anche a piedi da lontano. La cerimonia è molto festosa, fastosa e rumorosa, quasi un’opera lirica piena di canti e danze. Gli abiti dei religiosi sono ricercati e coloratissimi quelli della donne del pubblico hanno tonalità vivacissime e fogge ricercate. I sermoni sono lunghi e in molte lingue. All’offertorio il popolo porta di tutto: grano, frutta di tutti i tipi e delle migliori qualità, verdure colorate, animali domestici vivi in abbondanza, capre, polli e maialini, uova, latte, cassette di bibite, farina, stoffe e indumenti. La Comunione, malgrado siano tanti a somministrarla, dura un tempo lunghissimo per i tanti aspiranti ad assumerla posizionati in ogni punto lontani dall’altare e dalle mani dei sacerdoti. La cerimonia ufficiale finisce alle 15,30 ma completamente solo dopo un’altra ora per la consegna di ricordi, certificati, attestati, libri, opuscoli e CD musicali a laici e religiosi legati alla storia dell’Abbazia e tante foto ricordo di gruppi e singoli in festa. Alle 16,30 andiamo a pranzo che é quasi cena. Gli addetti alla cucina hanno preparato tante portate variopinte dai tipici gusti e profumi locali. Ci sono anche provviste di vini, purtroppo tutti dolci, così piacciono da qualle parti. Rimaniamo a tavola tra canti, discorsi e complimenti molto meritati nei confronti degli organizzatori. Alcuin è al settimo cielo. All’ora di cena c’é, ivece di mangiare, una serata danzante allietata da suonate dal vivo eseguite da giovani frati che hanno la musica pura e la danza che gli scorre nel sangue. A notte fonda finisce una giornata che rimarrà tra le mie esperienze più suggestive. Piena di sacralità, musica danze primitive sfrenate, indimenticabili. Che fanno bene al corpo e alla mente. Alle quattro, forse di più, non ricordo, con la maggior parte vado a dormire, ma le musihe e i canti nei villaggi durano a lungo tra i viali e i prati che circondano le abitazioni, in lenta dissolvenza quasi non volessero finire. Il cielo comincia già rischiararsi verso est, dal lato della torre dell’acqua e del piccolo lago di Hanga.

Giovedì 21 alhamisi. Malgrado la stanchezza, le emozioni, qualche birra in più e le pochissime ore di sonno, mi sveglio bene. Prendo un caffè caldo solubile di fattura tanzaniana e vado a rispettare l’appuntamento che ho preso al Dispensario per aiutare Lucius Matembo a visitare e medicare qualche ferito nelle danze sfrenate o intossicato dalle troppe bevute o abbuffate. C’è da fare, ma soprattutto mi soffermo a valutare e a registrare un inventario dei prodotti o delle attrezzature che potrebbero essere utili per migliorare la qualità dell’assistenza. Le carenze maggiori sono gli antibiotici, gli antidiarroici e i liquidi per infusioni. Quelli che hanno sono di provenienza indiana, discreti, ma mi dicono che spesso hanno reazioni febbrili elevate durante la somministrazione. Lucius mi racconta in anteprima che si dovrà recare a DAR per acquistare l’attrezzatura completa per uno studio dentistico da collocare nel Dispensario di Hanga. L’idea e l’onere della spesa spetta ad Eugenio l’americano ricco amico di padre Robert. Ma Lucius mi racconta in gran segreto che al momento non c’è nessuno in grado di farla funzionare, ne tanto meno si avverte il bisogno di un tale presidio sanitario. In ogni caso cercheranno di farne un buon uso. Ma Eugenio tornerà tra un mese o poco più per vedere se il suo dono è stato bene accetto e impiegato. Mentre mi intrattengo a visitare vengo letteralmente prelevato da Alcuin per andare a Songea ove mi aspetta l’Arcivescovo Norbert Mtega perchè mi vuol parlare in maniera più approfondita di FMH e della possibilità di impiegarlo sul lago Nyasa. Non mi faccio attendere e pochè c’è la possibilità di fare una puntata sul terzo lago della Tanzania che manca al mio palmares. Mi attrezzo con qualche minimo indumento nello zaino e via di corsa. Per l’ora di pranzo siamo a casa del Vescovo, Alcuin mi lascia per i suoi impegni e noi cominciamo a parlare e fare progrmmi. Norbert chiama il suo autista, si mette in abiti da viaggio e via verso Nbinga ove pernotteremo per proseguire il giorno dopo per Mamba Bey sul lago. Qualche foto di rito prima della partenza e poi ci dirigiamo rapidamente verso Nbinga ove arriviamo al tramonto. E’ una località di montagna dall’aria finissima, molto verde e fiorita. La grande Cattedale, di recente costruzione, dà subito l’impressione di essere un luogo di grande rispetto e attrazione.

Ci vengono incontro il Vescovo Emanuel e Kelvin il suo segretario. Entrambi sono stati già informati dello scopo della visita e attendono da me l’illustrazione del programma FMH. Si mostrano entusiasti, e a dimostrazione del loro forte interessamento mi procurano una mappa particolareggiata delle località e dei villaggi che gravitano sul lago Nyasa. Tutte popolazioni che potrebbero avvalersi del nostro lavoro. Pernottiamo negli accoglienti ambienti della diocesi ove consumiamo un pasto molto caratteristico e abbondante. Rimaniamo a lungo alzati trattando nei particolari le possibili vie da percorrere per realizzare il progetto. Data l’altitudine la notte fa freddo ed è necessaria una coperta di lana pesante.

Venerdi 22 jumaa La mattina sveglia alle 5.30, edizione speciale della Messa alle 5.45, 6.15 colazione ipercalorica e alle 6.30 io, Norbert e Sisto, il suo autista, ex frate benedettino, ora sposato con figli siamo già sulla strada per il lago Nyasa. Il percorso è molto accidentato perché dobbiamo salire un costone di montagna. C’è scarsissimo traffico e quando si incontra o si deve superare qualche mezzo, spesso troviamo difficoltà. Lungo la strada Norbert mi fa notare che le enormi piantagioni di caffè e banane sono accumunate perché la pianta del caffè cresce meglio se all’ombra da quì l’utilità delle larghe foglie della pianta di banane. Le due culture vengono curate dai contadini con molta premura per ottenere il meglio di entrambi i prodotti. A parer mio hanno ragione. Da questa confidenza e soluzione agraria scopro che la crescita contemporanea delle due piante migliora la resa e la qualità di entrambi i prodotti, come una sinergia. Deduco ed esterno il mio pensiero a Norbert che la “crescita assieme” (contemporanea) delle due piante è una soluzione augurabile anche nei rapporti umani. In lingua kisshwaili la traduzione è “kukua pamogia”. Con l’approvazione di Norbert decidiamo che questo consiglio offertoci dalla natura e dai contadini possa essere accumunato al Kushirikishana.

Superato il punto più alto della montagna a circa 2800m. iniziamo a scendere verso il lago che si trova a 800 m. Sul l.m. Mamba Bay ( la baia dei coccodrilli) è un grosso villaggio sul lago prevalentemente di pescatori che tirano a terra le loro imbarcazioni ancora ricavate dai tronchi di albero. Esiste un piccolo molo in muratura, ma fatto importante, vi sono operai al lavoro per allungarlo e rinforzarlo quasi volesse dire che si allestiscono le infrastrutture per accogliere FMH. Visitiamo il dispensario del villaggio mangiamo un boccone dalle suore che gestiscono una piccola pensione e rapidamente ci avviamo lungo la costa nord toccando vari villaggi alcuni forniti di approdi approssimativi. Infatti i numerosi pescatori usano per la loro attività imbarcazioni ricavate da tronchi di alberi scavati a regola d’arte, Altra attività molto diffura è l’allevamento del bestiame e l’agricoltura ben curata. Quando FMH sarà operativo saranno realizzate necessariamente delle minime banchine poichè gli scafi di FMH non hanno bisogno di grandi fondali per attraccare. Gli eventuali scali sul lago Nyasa, oltre a quello di Mamba Bay potrebbero essere quelli di Kiwanda, Manda e Kyela. In serata molto tardi rientriamo a Songea. Un boccone e a letto.

Sabato 23 jumamosi La mattina mi reco a visitare l’Ospedale di Songea incontrandomi con il Dottor Malekela Daniel direttore del Regional Medical Officer. Era stato istruito da Norbert in precedenza sul progetto FMH ascolta la mia presentazione partendo da una base di notizie che aveva ricevuto da Norbert. Trascorro con lui buona parte della giornata, consumiamo assieme un pasto alla mensa dell’Ospedale. Rimango con i colleghi altre ore del pomeriggio per approfondire le eventuali collaborazioni tra FMH, operativo sul lago, e la loro struttura. Quindi mi appresto a rientrare a Hanga. Prima di partire Daniel mi rilascia il certificato della mia visita dicendo di essere talmente convinto dell’utilità e della operatività del progetto che lui ritiene il certificato come una “garanzia di investimento” . La sera ad Hanga sono accolto da tanti frati, ma l’Abate Tadei è fuori ma tornerà in nottata. La mattina dopo dovrò partire molto presto con Nico un frate che studia in America. Mentre preparo la valigia l’Abbate rientra, sono circa le 23,30 o appena passate, mi viene a salutare e con un cordiale abbraccio mi assicura che pregherà e si adopererà affinché FMH abbia successo.

Domenica 24 jumapili Alle 5 del mattino (le 11 di notte per l’orologio tanzaniano) suona la sveglia e alle 5,30 Teodor mi accompagna alla stazione delle corriere di Songea ove mi incontro con Nicodemo detto Nico che sarà mio compagno di viaggio per DAR. Lui è un frate benedettino e studia teologia, filosofia, economia ed informatica negli USA. Alle 6,30 partiamo puntuali, arrivo precisto tra le 18,30 e le 19,30 dovendo percorrere circa 1000 km di strade per una metà asfaltate e per l’altra di terra battuta, buche e dossi per rallentare volutamente la velocità nei centri abitati o nei parchi nazionali. Durante la strada parlo a lungo con Nico, leggiamo, spizzichiamo qualche boccone, ma soprattutto mi riempio gli occhi di panorami, di scene di vita e di tanta umanità. Nico mi chiede del progetto sanitario e navigante che sto preparando per le popolazioni della Tanzania. Mi sembra molto e sinceramente interessato. Gli chiedo dei suoi studi iniziati da quattro anni, è la prima volta che rientra nella sua terra, il Giubileo gli ha fornito l’occasione, la prossima volta sarà, salvo imprevisti, tra quattro anni alla fine degli studi. Nico mi parla con simpatia di Tabora la sua città natale. E’ una famosa città al centro della Tanzania sulla linea ferroviaria “Tazara” (Tanzania-Zambia) che passa per Dodoma. Tabora era un antico insediamento africano, ma poi sviluppato dagli arabi che ne avevano fatto un centro per la cattura degli schiavi e per il comercio dell’avorio. Oggi è una città molto popolata nella quale sono in fase di sviluppo alcune industrie del caffè, della magnoca, del riso e della frutta che consumano sul posto o spediscono o trasformano in frutta secca o marmellate. Commentiamo assieme le giornate dedicate al Giubileo, ai ai faticosi preparativi e agli ancor più grandiosi risultati. Rientrando a DAR incontriamo un gran traffico. Segno evidente che mi sto riavvicinando alla vita quotidiana. L’autista decide di fare un lunghissimo pieno, forse prima che i distributori chiudano, o per trovarsi pronto l’indomani prima di partire nuovamente per Songea. Arriviamo a Kurasini alle 20,30 con quasi un’ora di ritardo rispetto le previsioni. Troviamo poco da mangiare e quindi ci dobbiamo accontentare di qualche fetta di pane, frutta e acqua. Una gran doccia e dopo tutti a dormire per una sana rigenerazione.

Lunedì 25 jumatatu. La mattina presto vado al porto di DAR accompagnato da fra Jerome. Mi debbo imbarcare alle 6,30 per partire alle 7 per Zanzibar dove dovrò visitare alcune donne della comunità locale, alcune musulmane, alcune cattoliche. Sull’isola mi aspetta molto cordialmente Alcuin che mi accompagna alle abitazioni delle persone che debbo visitare. Dopo il mio contributo professionale mi accompagnano a farmi un bagno nell’Oceano Indiano (Bahari Hindi) e a magiare dell’ottimo pesce fresco sulla spiaggia di una località di nome Ntoni, poco a nord di Stone Tawn, piena di palme e giardini molto curati..

La sera rientro a DAR con Acuin dove con Jerome facciamo il punto della preparazione dei certificati di registrazione.

Martedì 26 jumanne Le prime ore della mattina le dedico ad incontri con i numerosi ospiti di diverse nazionalità che alloggiano a Kurasini. Mi rendo perfettamente conto che si tratta di una residenza di grande passaggio, c è un viavai di un gran numero di ospiti occasionali, dalle grandi motivazioni e dalla preparazione umana di grande spessore. Ci si incontra prima di andare nei territori dove ciascuno sviluppa le proprie attività, o quando si ritorna dalle più diverse realtà umane, è affascinante e utile fare nuovi incontri e misurare le proprie esperienze con quelle degli altri. Sono momenti interessanti che vanno impiegati a raffinare le esperienze di vita e i contatti con le diverse realtà sociali legate alle numerose comunità che vivono negli sconfinati territori della Tanzania. Ma c’è anche la picevole esperinza di parlare una sorta di “esperanto” anche se la lingua maggiormente conosciuta dai diversi ospiti è indubbiamente l’inglese. Transitano spesso altri italiani volontari che si interessano di vari argomenti. Dall’agricoltura alla veterinaria fino alla creazione di scuole per la formazione professionale, l’economia domestica o la costruzione di pozzi o sistemi per lo smaltimento dei rifiuti. Questo è un argomento poco conosciuto in quanto le amministrazioni e le popolazioni sono abituate, nella maggior parte dei villaggi Africani, a smaltire i rifiuti mediante l’incenerimento all’aperto, come e dove capita. In tarda mattinata mi reco all’Ambasciata per ritirare documenti di cooperazione sanitaria utili per organizzare gli ultimi preparativi all’ evento in programma per il 3 ottobre a Roma. Pongo altresì le basi per la riedizione dell’evento in Tanzania nei primi mesi del prossimo anno. Come concordato con i colleghi, con le autorità sanitarie e religiose delle principali regioni interessate di Mwanza, Mara, Kagera, Sumbawanga, Ruwuma. Vado quindi con Jerome a vedere a quale punto si trova la registrazione di MEDe MED. Le pratiche sembrano ben avviate, ma non si conoscono bene i tempi per il ritiro. Dovremo tornare domani all’ufficio del Ministero del Wellfare destinato alla registrazione delle ONG.

Mercoledi 27 jumatanu DAR Visita all’Ospedale Oncologico nella zona del lungomare vicino alla stazione degli imbarchi per le isole. Trascorro con i colleghi una buona parte della mattinata trattando vari argomenti. Ci soffermiamo a parlare del progetto di FMH loro ne sono già a conoscenza, ma vogliono un aggiornamento che gli fornisco volentieri. Mi chiedono se sul battello che opererà inizialmente sul lago Vittoria sia prevista una sezione di oncologia. Gli dico che indubbiamente sarà previsto un reparto per la prevenzione data la mi particolare predisposizione e, appena sarà possibile, anche per le cure chirurgiche e mediche. Consumiamo un boccone assieme e quindi faccio ritorno a Kurasini. La sera sono a cena con Giuseppe Bruna e Daniele con i quali mi sento gà un po’ tornato in Italia, Ma soprattutto apprezzo il grande impegno che Giuseppe mette per seguire la mia iniziativa . Ci lasciamo con la speranza che l’indomani possa ritirare in tarda mattinata il certificato.

Giovedì 28 alhamisi La mattina inizia con i rituali ed abituali atti di umana convivenza. Jerome e Dominic mi parlano di un anziano personaggio immobilizzato a casa da una patologia non meglio precisata ad una gamba. Dominic mi dice di essere molto amico di questa persona e perciò mi accompagna premuroso alla visita. Non dobbiamo percorrere molta strada per arrivare a destinazione appena in periferia della città. Arrivo, trovo la moglie ed una piccola rappresentanza di famigliari ad attendermi. Mi accompagnano al letto del malato che giace immobile a letto. Obeso quanto basta e sofferente. Scopro gli arti inferiori e vedo una voluminosa linfopatia inguinale sinistra con tutti i caratteri della flogosi acuta di natura apparentemente aspecifica. Prescrivo per alcuni giorni degli antibiotici di rito raccomandando di farlo controllare. Appena uscito trovo ad attendermi uno stuolo di familiari di tutte le età e sesso, materializzati come per incanto e usciti tutti dalle case basse vicine. Mi accompagnano quasi in processione a recuperare la macchina. Torniamo a Kurasini dove il fidato Jerome mi attende per andare a ritirare il documento di registrazione. Il documento è finalmente pronto, assolte le ultime pratiche mi viene consegnato. Intanto si avvicina l ora della partenza. Appena facciamo ritorno alla residenza ci arriva una telefonata che il documento consegnatoci è incompleto. Momento di panico! Si dovrebbe ritornare, ma i tempi stringono e temo di non farcela dato che bisogna andare in aeroporto. Ormai i tempi sembrano chiusi, ma Jerome ed Alcuin sono tranquilli e vogliono fare un tentativo che riesce. Proprio in extremis mi mettono il timbro sul certificato, pochi minuti prima della chiusura degli uffici. Giusto in tempo per correre a imbarcarci all’areoporto dedicato a Nyerere. Ottimo viaggio. Rientro a Roma dopo tre settimane intensissime, letteralmente da mozzare il fiato, ma con un bagaglio di esperienze nuove e di contatti fondamentali per portare a termine una impresa quasi impossibile come la realizzazione di un progetto come Floating Mobile Hospital. In pochi siamo convinti della validità di FMH, tanti ci aiutano, ma ancor più tanti hanno altro da pensare! Ma come diceva il saggio “Per aspera ad astra”. o “ Kukua pamogia” in italiano ”Crescere assieme” e Kushyrichishana cooperazione in senso molto ampio.

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