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AFRICA: conoscerla - collaborare - crescere
 
 
 

I romani chiamavano l’Africa  “hic sunt leones”.  Ben note sono le guerre tra Roma e  Cartagine, la costruzione di città e, acquedotti, in Egitto le tumultuose vicende che ruotano attorno a Cleopatra.
Poco note sono le esplorazioni organizzate da Nerone tra il 54 e 68 d.c. per risalire la valle del Nilo alla ricerca delle sorgenti. Padre Giovanni Vantini dei Comboniani sostiene che sarebbero giunte addirittura alle cascate Murkison oggi Kabalega in territorio ugandese.
Seneca scrive altresì di spedizioni successive che sarebbero arrivate fino alla reggia di un re d’Etiopia che avrebbe fornito aiuti ai centurioni.
Mentre l’ultima spedizione del 67-68 sarebbe arrivata alla presenza della regina  Candace discendente delle regina di Saba capostipite dei Negus.
Altra annotazione poco nota è quella che nei primi secoli della storia della Chiesa di Roma ben tre Papi furono africani di colore.
Vittore I  (189-199), Milziade (o Melchiade) (311-314) e Gelosio I (492-496) Luminosi esempi di uomini di fede scrisse Papa Giovanni Paolo II.
Gli insediamenti che i portoghesi fondarono lungo le coste durante i viaggi di navigazione attorno al continente (il periplo) esplorando l’interno solo per pochi chilometri.
La Penetrazione vera avvenne nell’Ottocento ad opera di esploratori come David Livingstone prima e poco più tardi, Henry Morton Stanley.
Rilevante fu il contributo di Daniele Comboni, missionario in Sudan, che oltre ad avvicinare le popolazioni delle regioni interne si impegnò a contrastare la tratta degli schiavi.
L’africanista Francesco Paolo Campione rileva che i Sovrani africani, a partire dalla fine del Quattrocento, governavano imperi più vasti di qualsiasi nazione europea e si arricchivano trattando con i negrieri la merce umana (l’oro nero) come schiavi.
La storia dei popoli africani a sud del Sahara prima dell’era coloniale non è stata quasi mai trattata nei libri di testo scolastici occidentali.
Il grande regno del Ghana (o Ougadou) era abitato dal popolo soninke e raggiunse il massimo dell’espansione nell’ XI secolo.
Era uno Stato fiorente che si estendeva dal nord del fiume Niger fino alla Mauritania sud-occidentale e di buona parte del Mali.
A metà del XIII secolo Sundjata Keita, mitico eroe del popolo Melinke, fondò il regno del Mali  che copriva un territorio vastissimo dalle coste atlantiche del Senegal e della Sierra Leone fino alla città di Goa sulle rive del grande fiume Niger.
L’impero Songhai governava il popolo che viveva lungo il medio corso del Niger alla fine del XV secolo divenne il più grande Stato dell’Africa precoloniale.
Era diviso in province rette da governatori di nomina imperiale alle cui dipendenze operavano dei pubblici funzionari incaricati della pianificazione economica del territorio, della gestione delle entrate e della giustizia, la sicurezza delle vie commerciale  era affidata  a due forze armate regolari esercito e marina che operava lungo il fiume.
Osei Tutu, carismatico condottiero del popolo Ascianti, sul finire del XVII secolo s’imponeva il potere e il controllo lungo tutte le coste del golfo di Guinea dagli odierni stati del Ghana alla Costa d’Avorio, dalla foce del Senegal fino ai confini occidentali del Camerun durando fino al XIX secolo, la loro risorsa principale con l’Occidente era il commercio degli schiavi.
I sovrani Oba regnarono sul grande stato della costa occidentale del Benin che raggiunse il massimo splendore tre il XV e il XVII secolo con forte impronta legalista.
Sorgeva a ridosso della grande delta del Niger e si estendeva su un area fatta di foreste grande quanto l’Italia. Questo popolo ci ha lasciato in eredità grandi opere d’arte soprattutto culture e pitture.
Dobbiamo riconoscere la dignità degli antichi stati africani espressione di poteri politici, economici e culturali ben più vasti e articolati di quanto si possa immaginare dalle scarne nozioni che ci vengono riferite Esistevano infatti popolazioni organizzate in “Stati senza Stato” ossia di pochi piccoli gruppi tribali di agricoltori e pescatori stanziali o nomadi dediti alla pastorizia tutti sprovvisti di normative  statutarie.
Gradualmente si consolidarono gli scambi commerciali con l’Europa fino alla graduale sottomissione e alla importazione della democrazia non sempre sinonimo di progresso e benessere delle popolazioni.
Infatti la piaga della schiavitù durò a lungo mentre i più forti giovani venivano barattati con rhum, acquavite, polvere da sparo e fucili.
L’ultimo sovrano degli Ashanti si arrese nel 1896 ai corpi di spedizione del Regno britannico.
Dagli anni cinquanta cominciò l’era delle indipendenze iniziando dall’Egitto di Nasser che nel  1952 detronizzò il re Faruk e successivamente nazionalizzò nel ’56 il canale di Suez togliendolo a inglesi e francesi, al Ghana nel ’57 di Kuame Nkruma via via fino a tutti gli altri.
La Somalia ottenne l’indipendenza il 1° giugno 1960.  Dopo dieci anni di Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia (AFIS)  si riunivano il Somalyland britannico con capitale Hargheisa all’estremo nord sul mar Rosso e la Somalia italiana a sud con capitale Mogadiscio.  Venne nominato,  come Presidente provvisorio per un anno (’60-61), Aden Abdullah Osman che l’anno dopo ottenne  regolare mandato per sei anni, come previsto dalla Costituzione fino al ‘67.  Gli successe Abdi Rascid Shermarke che nel ’69 venne deposto con il golpe militare di Siad Barre che tenne il potere in maniera autoritaria fino al 1991 quando fu rovesciato dal “movimento di liberazione” dei signori della guerra!


 

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